1 Giugno 1985
Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba
Vivere secondo i valori umani
L’erudizione vale zero se l’uomo è privo di
verità, retta condotta, pace e non-violenza.
La generosità non vale niente, la posizione di potere
è priva di valore e l’azione lodevole è zero
se l’uomo non possiede verità, retta condotta, pace e non-violenza.
Questi quattro valori sono le mura dell’antica dimora
del sanātana dharma, l’eterna Legge divina universale.
L’energia vitale dei quattro valori è prema,
l’amore altruistico, stabile e sublime.
Incarnazioni d’Amore!
[1] Tutti gli esseri viventi hanno corpi composti da elementi fisici,
ma il corpo umano è unico sotto molti aspetti e ciò rende l’uomo il
vertice della creazione. Per esempio, l’essere umano ha la colonna
vertebrale eretta, e non orizzontale come altri esseri. Ne risulta che,
mediante la disciplina dello yoga, è in grado di risvegliare l’energia
vitale latente, kuṇḍalinī1, e può farla ascendere sino a raggiungere il
sahasrāra cakra2, il centro di energia paragonato a un loto dai mille
petali, situato alla sommità del capo.
Un’altra caratteristica del corpo umano, un altro beneficio con cui
l’uomo è stato benedetto, è il suo intelletto (buddhi) che gli permette
di analizzare e stabilire ciò che è giusto e sbagliato, ciò che è permanente
ed effimero. L’intelletto, che è la parte più importante del
corpo, discrimina e decide quali azioni compiere e che condotta tenere;
queste vanno poi a costituire le abitudini che a loro volta danno
forma al carattere. Tutto ciò è possibile solo agli esseri umani, ma
l’uomo non è consapevole di tali privilegi, e trascorre gli anni della
sua esistenza come una bestia.
[2] Nel deserto molti animali sono tratti in inganno dal miraggio e
corrono verso quella visione illusoria per placare la loro sete, ma alla
fine muoiono per disperazione e sfinimento. Anche gli esseri
umani sono ingannati dal mondo oggettivo e corrono verso quel
miraggio per placare la sete dei sensi che bramano piaceri e felicità,
ma anch’essi muoiono, delusi e stremati. Il sogno appare reale finché
uno non si sveglia. I piaceri cercati durante lo stato di veglia so-
no anch’essi irreali ma appaiono reali, finché l’individuo non si risveglia
alla luce della sua essenza divina. Tuttavia, i sei ladri che si
annidano nella mente (concupiscenza, ira, cupidigia, attaccamento
inadeguato, orgoglio e odio) non permettono all’uomo di riconoscere
la sua gloria, e con le loro emanazioni contaminano i suoi pregi e
le sue virtù. Ci sono anche otto forme di orgoglio che ostacolano i
suoi tentativi di conoscere sé stesso: l’orgoglio della casta, della forza
fisica, dell’erudizione, della giovinezza, della ricchezza, della
bellezza personale, del potere e dei propri conseguimenti spirituali.
Nessuno si rende conto che tutto ciò è destinato ben presto a sgretolarsi
e a dissolversi.
Adi Śaṅkara3 ha avvertito l’uomo di non riporre la sua fiducia in
nessuna delle otto forme d’orgoglio: “Il tempo onnipotente vi priva
di tutto quanto in un battibaleno.” Persino da bambini, mentre ridete
e giocate, la giovinezza vi coglie di sorpresa, e la vecchiaia si insinua
mentre credete che la gioventù sia ancora lì con voi. Infine la
morte vi attende dietro l’angolo, proprio mentre la vecchiaia si impadronisce
di voi.
[3] I raggi del Sole fanno evaporare l’acqua del mare condensando il
vapore in nubi per poi farlo discendere sulla terra come pioggia, affinché
possa scorrere formando un fiume e ricongiungersi al mare;
così i sensi dell’uomo vengono a contatto con il mondo e raccolgono
numerose esperienze, di cui quelle sacre vengono selezionate, me-
morizzate e utilizzate dalla mente come valori e strumenti per l’elevazione
individuale e sociale. Questi valori sono: verità, rettitudine,
pace, non-violenza e amore, di cui l’ultimo è lo slancio, la spinta che
infonde vitalità ai primi quattro. L’amore è il Principio fondamentale
della natura umana e prema, un bisillabo così breve, ha un potenziale
illimitato. Troppo spesso viene confuso con l’affetto della madre
per il figlio, con l’attaccamento tra moglie e marito, con la dipendenza
tra due amici o con il rapporto tra l’insegnante e l’allievo,
ma in tutte queste relazioni si riscontra sempre una traccia di egoismo.
Solo l’amore non contaminato dall’ego è genuino, onnicomprensivo,
puro, pieno e libero. È l’amore che spinse Mīra4 ad abbandonare
il regno, Tukaram a cantare, Caitanya5 a danzare. L’amore può scaturire
dal cuore e illuminare con gioia solo dopo che l’ira (il mastino),
l’orgoglio (il maiale) e il senso dell’ego (il bufalo) siano resi
inoperanti ed eliminati dal cuore. Finché questi animali occupano il
cuore, l’uomo non può sfuggire né evitare di essere una bestia.
Essendo umani, a che cosa aspirate? All’assenza del dolore, alla
presenza della beatitudine e alla libertà di seguire il vostro volere.
Dolore e gioia sono come la notte e il giorno, sono fasi inevitabili
della vita. La libertà di esercitare la vostra volontà può causare un
disastro a voi stessi e agli altri. Pertanto siate ben consapevoli di es-
sere l’ātman: è tutto quello di cui avete bisogno per ottenere la beatitudine.
[4] Come insegnanti e guide avete a che fare con i bambini in tenera
età. Per svolgere tale ruolo dovete prepararvi adeguatamente mettendo
in pratica i valori che distinguono un essere umano: interiorizzate
tali valori, praticateli e ricavatene beatitudine. Il proverbio
afferma ‘Com’è il sovrano, così sono i sudditi.’ Nella vostra vita dovete
seguire i nobili ideali e indirizzare i bambini su quella stessa
strada, in modo che nel loro cuore fiorisca il desiderio per la verità,
la retta condotta, la pace e la non-violenza. Soltanto questi tesori
spirituali possono assicurare felicità e gioia.
Per sviluppare tali valori Daśaratha, l’eroico imperatore che combatté
al fianco degli Dei e concesse loro la vittoria, cercò la guida e i
suggerimenti del saggio Vasiṣṭha. L’imperatore Janaka accolse il
saggio Yājñavalkya alla sua corte. Gli indomiti cinque fratelli
Pāṇḍava seguirono i consigli di Kṛṣṇa per porre rimedio alle loro
avversità. Considerate anche come Shivaji6 ricorse alla guida di Samartha
Rāmadās7 per governare l’impero che aveva fondato.
[5] I veri valori umani non possono essere appresi dai libri, dalle lezioni
impartite dagli insegnanti né concessi dagli anziani: possono
essere acquisiti solo attraverso l’esperienza e l’esempio, perciò voi
dovrete essere d’esempio e i bambini ne dovranno fare esperienza.
Siete venuti a Praśānti Nilayam per partecipare a questo seminario,
avete percorso grandi distanze spendendo ingenti somme di denaro
e impiegando diversi giorni per il viaggio; raccogliete quindi, in
cambio, tutte le informazioni e l’ispirazione che potrete ottenere,
poiché tali valori sono gli obiettivi, i fondamenti, le radici, nonché la
chiave del progresso umano.
La verità è unione e coerenza di pensiero, parola, azione. Quando
l’azione è satura di verità diviene dharma (rettitudine, retta condotta);
quando tutte le azioni sono giuste e corrette regna la pace, e la
mente è esente da tracce di violenza. L’amore è la base e il supporto
di tutti i quattro valori. L’amore nei pensieri è satya (verità); nelle
azioni è dharma (rettitudine); nei sentimenti è śānti (pace), e nella
comprensione è ahiṁsā (non-violenza).
Quando i quattro valori fondamentali, che elevano l’uomo persino
al livello divino, sono messi in pratica e divulgati di scuola in scuola,
di villaggio in villaggio, allora Bhārat (India) potrà giustificare il
significato del suo nome, cioè bhā (luce) + rata (gioia, diletto), vale a
dire che trae gioia dalla luce.
[6] Le materie che insegnate a scuola possono essere varie ma, attraverso
quelle, potrete mettere in evidenza i valori umani. Il corpo
umano è un laboratorio chimico ben organizzato e molto operoso, e
tutte le membra sono attivate da rasa (linfa vitale o fluido costitutivo
del corpo).
Se battete un pugno sul tavolo, anche il tavolo vi colpirà con ugual
forza. Apprendete da questo esempio che ogni azione dovrà far
fronte a una reazione. Mentre insegnate matematica, potete spiegare
il ruolo dei segni ‘più e meno’ dicendo che persino nella vita possono
influire sul destino dell’uomo. In aritmetica 3 meno 1 equivale a
2, ma nella matematica dello spirito 3 meno 1 è 1.
Dio, che è rispecchiato nella natura, è visibile come immagine:
l’uomo, quindi ci sono tre entità. Ma se rimuovete lo specchio della
natura, non rimangono due, bensì solo Uno: l’unico Dio.
Infine, siate sempre consapevoli dei due significati della parola sanscrita
mānava (uomo): 1) mā significa ‘non’ e nava vuol dire ‘nuovo’,
cioè l’uomo non è nuovo, poiché è venuto nel corso di innumerevoli
vite; 2) mā significa anche ‘ignoranza’, na ‘senza’, e va ‘agire’. L’uomo
deve agire con piena conoscenza (jñāna), senza alcuna traccia
d’ignoranza. Pertanto modellate la vostra vita seguendo le indicazioni
di questi due significati, e siate benedetti.
Discorso inaugurale tenuto al Seminario Nazionale sull’Educazione
dei Valori Umani, Praśānti Nilayam, 1.06.1985